LEGAMBIENTE: «TARANTO NON PUÒ ESSERE LASCIATA SOLA». CHIESTO AL GOVERNO UN PIANO PER LAVORO E BONIFICHE

Scritto da il 31 Ottobre 2026

La decisione della Cassazione sullo stop all’area a caldo dell’ex Ilva deve rappresentare l’inizio di una nuova fase per Taranto, evitando che la crisi industriale si trasformi in un’emergenza occupazionale e sociale.
È l’appello di Legambiente, che chiede al Governo un piano straordinario per le bonifiche, la riconversione industriale e la tutela dei posti di lavoro.
Secondo l’associazione, circa 15mila famiglie dipendono direttamente o indirettamente dalle attività dello stabilimento e dell’indotto. Per questo, lo spegnimento degli impianti non può tradursi nella perdita di migliaia di posti di lavoro.
«Non si può chiedere alle famiglie di scegliere tra il diritto alla salute e quello a un reddito dignitoso», sottolinea Legambiente.
Tra le proposte c’è il superamento della monocultura dell’acciaio, puntando su energie rinnovabili, eolico offshore, cantieristica, economia circolare, logistica portuale sostenibile e turismo.
Prevista anche una possibile riconversione siderurgica attraverso tecnologie meno inquinanti.
Altra priorità è l’avvio delle bonifiche delle aree industriali, dei quartieri cittadini e del Mar Piccolo, con risorse certe e tempi definiti.
L’associazione chiede inoltre che i fondi provenienti dal patrimonio della famiglia Riva siano destinati esclusivamente al risanamento ambientale.
Legambiente sollecita un confronto immediato tra Governo, istituzioni, sindacati e parti sociali per garantire occupazione, continuità del reddito e formazione professionale, anche attraverso le risorse europee per la transizione giusta.
Il messaggio all’esecutivo è chiaro: la sentenza della Cassazione non deve segnare la fine del futuro industriale di Taranto, ma diventare l’occasione per costruire un nuovo modello di sviluppo.
«Il diritto alla salute non è negoziabile, così come non può essere cancellato il diritto al lavoro di migliaia di persone», conclude l’associazione.

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